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E se smettessimo di discutere di condensa sì/condensa no?

Chi frequenta i nostri canali e/o ha avuto la voglia e il tempo di visionare i numerosi contenuti presenti in questo sito, sa quanto la geoingegneria atmosferica (clandestina o “legalizzata” che sia) e l’inquinamento causato dal traffico aereo siano tematiche complesse e con risvolti e implicazioni non ancora del tutto compresi.

L’atmosfera, e più in generale la biosfera tutta, non sono infatti una stanza asettica o una provetta da laboratorio, sono sistemi altamente complessi con un numero enorme di variabili ed effetti causali spesso imprevisti: sbagliare un esperimento o una previsione potrebbe avere ripercussioni irreversibili e causare danni alla nostra madre Terra dalla quale, volenti o nolenti, ancora dipende la nostra sopravvivenza.

Il dibattito su questi importanti argomenti però stenta a decollare: l’attivismo contro le cosiddette “scie chimiche” (termine che noi Guardiani abbiamo smesso e invitiamo a smettere di utilizzare da tempo) è fermo al palo da oltre 20 anni, non solo in Italia ma in tutto il mondo, e non riesce ad ottenere i risultati sperati.

I cieli di mezzo mondo, perlomeno quelle di quelle zone dove insistono principalmente le decine di migliaia di voli giornalieri che passano sopra le nostre teste, sono imbrattati quotidianamente da formazioni nuvolose antropiche artificiali cui oramai tristemente ci stiamo abituando.

Anche le recenti iniziative volte alla messa al bando di tecniche di geoingegneria climatica intraprese da molti stati federali USA non sembrano aver avuto alcun impatto sul problema: i cieli della Louisiana, della Florida o del Tennessee sono ancora pesantemente invasi da scie e formazioni nuvolose dovute al transito di aerei Turbojet, questo nonostante siano state già approvate le proposte di legge. Il motivo per cui questo sta accadendo merita un articolo a parte al quale stiamo lavorando e che uscirà nelle prossime settimane.

Ma quindi cosa possiamo fare per portare il dibattito sulla tragica situazione in cui versano i nostri cieli?

Un’idea potrebbe essere quella di smettere di parlare di condensa sì/condensa no.

Attualmente, infatti, è questo l’unico punto di caduta dove si arena la discussione: le due fazioni si dividono e ognuno resta sulla propria posizione cristallizzando lo status quo. Oramai dovremmo aver capito che la discussione è troppo complessa e soggetta ad eccezioni e casi particolari. Infine è bene ricordare che sono in pochi gli attivisti contro le “scie chimiche” preparati in materie come fisica dell’atmosfera, meteorologia, che conoscano un diagramma di Appleman o anche solo la differenza tra umidità relativa e assoluta.

Se riuscissimo ad evitare questo argomento “trappola” potremmo finalmente parlare di quello per cui lottiamo da anni: riavere cieli puliti e naturali e concentrarci sulle soluzioni e non sul problema.

  • Qual è la qualità dell’aria ad alta quota? Perché non vengono fatte rilevazioni con dei semplici palloni sonda come quelli che vengono lanciati quotidianamente per le previsioni meteo?
  • Perché non viene monitorata la qualità dell’acqua piovana che, durante la sua discesa, ci può dire molto sull’inquinamento ad alta quota, specialmente se fatta in zone rurali?
  • Cosa stanno facendo le autorità preposte al controllo del traffico aereo e alla tutela dell’ambiente per ridurre queste scie che, studi scientifici alla mano, hanno sicuramente un impatto significativo sul meteo di tutti i giorni?
  • Che impatto hanno queste coperture nuvolose artificiali sui livelli di vitamina D della popolazione quindi sulla salute di noi tutti?

E’ giunta l’ora di fare un balzo in avanti nella battaglia per rivedere i cieli degli anni ’90, che sia condensa o meno poco importa, l’importante è costringere i Regolatori e gli Organi preposti a riconoscere e ad affrontare questo problema togliendogli così la possibilità di trincerarsi dietro la solita risposta: state tranquilli, è solo condensa.


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